Una studentessa del Liceo Classico Carducci di Viareggio, GIULIA RAMBELLI, era presente all’incontro organizzato dal CCSR su Eliot ed ha scritto questo articolo pubblicato sul settimanale Vita Novail 29 maggio 2011.
“L’incontro con Dio attraverso l’esperienza in versi di Th. S. Eliot”
“E’ la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità che ha abbandonato la Chiesa?”.
Una domanda diretta, scomoda, provocante. Ed estremamente attuale.
Con questa domanda si è aperto l’avvincente incontro su Th. S. Eliot, premio Nobel della letteratura (1948) e forse il più grande poeta moderno in lingua inglese, poichè fu capace di descrivere con lucida analisi la tragedia del mondo contemporaneo. Per comprendere meglio la sua opera e il suo messaggio, il prof. Edoardo Rialti ci ha fatto penetrare nella vita dell’autore, che si può riassumere come un viaggio dal vuoto dell’uomo solo con i propri limiti all’incontro con l’Essere capace di dare un senso all’esistenza.
Eliot fu, inizialmente, un “figlio della modernità”, fu figlio dell’arte di fine ’800 che metteva in discussione radicale i fondamenti dell’esistenza, per cui l’artista, con un impeto prometeico, non doveva dipendere da niente e da nessuno che non fosse l’arbitrio del proprio genio: Eliot ha percorso questa strada fino a rendersi conto che era tragicamente senza speranza, la stessa strada che portò alla Prima Guerra Mondiale, alla devastazione, alle mutilazioni, alle ferite; a un gran deserto.
Dall’urlo che scoppiò rabbioso davanti alla constatazione della desolazione dell’uomo contemporaneo, che aveva per la prima volta abbandonato Dio per nessun altro dio, nacque nell’autore il desiderio di intraprendere un cammino alla ricerca delle sue vere origini, risalendo il fiume fino alla sorgente fisica, culturale e soprattutto spirituale di se stesso, che culminò con la conversione intima e profonda.
E’ a questo punto che venne creata l’opera da cui è tratta la domanda iniziale, i Cori da “La Rocca”, un’opera piena di domande: l’incontro con il significato vero dell’esistenza, Dio, porta Eliot dall’urlo alla domanda, lo porta a porre molte domande che l’uomo non vuole sentire.
“Dov’è la vita che abbiamo perduto vivendo?”, e “Dov’è la sapienza che abbiamo perduto nell’informazione?”.
Domande che ci fanno riflettere su come in effetti già nel 1934 si intravedeva il nostro futuro.
Perché purtroppo anche la nostra è “un’epoca che avanza all’indietro progressivamente”, e nella smania di raggiungere traguardi sempre più impossibili perde di vista come, senza un senso vero della vita, l’esistenza umana sia soltanto deserto (privo di vita) e vuoto (privo di significato), destinata a diventare cenere.
Verso questa umanità bisognosa di aiuto, che adora solo “Usura, Lussuria e Potere”, la Chiesa, la “Straniera” ha il dovere chinarsi e guidarla verso un mondo fertile, non uno sterile deserto.
Per chi non fosse ancora persuaso a legger quest’opera, basti citare le parole introduttive di uno dei grandi poeti italiani contemporanei, Davide Rondoni:
“In queste pagine viene offerto, con la persuasività di cui è capace la migliore poesia, un punto di vista sul mondo e sul destino della Chiesa nella storia che non può non provocare chiunque stia sinceramente riflettendo sullo stato dell’epoca presente”.
A questo punto, non resta che augurarsi di non smettere mai di porsi le domande giuste.